Bangladesh: grandi firme tessili accettano regole sicurezza
Ma diverse grandi marche d'abbigliamento e catene di distribuzione che commercializzano importanti marchi, fra cui l'italiana Benetton, la spagnola Zara, la svedese H&M, l'americana Gap, la britannica Marks&Spencer, hanno deciso di adeguarsi, annunciando fra ieri e oggi di volersi accordare con i sindacati per garantire un minimo di regole di sicurezza.
L'opportunità alle imprese che producono direttamente o indirettamente nel Bangladesh di salvare la loro produzione dall'ondata di rabbia e di dimostrare al sensibile mercato occidentale la loro preoccupazione per la manodopera è stata offerta da due grandi sindacati internazionali: IndustriALL, che rappresenta 50 milioni di lavoratori in 140 Paesi, e UNI Global Union (20 milioni di iscritti).
Il protocollo a tutela della sicurezza dei lavoratori tessili in Bangladesh, della durata di cinque anni, è stato proposto fin dal 2012, presentato in aprile in Germania, con un termine per aderire fissato a domani. Prevede, fra l'altro, investimenti nella sicurezza, corsi per i lavoratori e l'istituzione di una figura di un "ispettore capo", indipendente tanto dalle aziende quanto dagli operai, incaricato di ispezioni sul rispetto delle regole, sulla sicurezza antincendio e degli edifici. Una figura il cui operato sia "credibile ed efficace".
"In seguito ai tragici eventi legati al crollo del Rana Plaza Building di Dacca, abbiamo deciso, come preannunciato pochi giorni fa, di essere in prima linea in uno sforzo condiviso da tutte le aziende per contribuire a migliorare in modo significativo e definitivo le condizioni di sicurezza e di lavoro dei lavoratori impiegati nel settore tessile in Bangladesh", scrive oggi in una nota Benetton.
"Il conto alla rovescia (per aderire) è stato lanciato per società come Gap e (la francese) Carrefour affiché dimostrino la loro preoccupazione riguardo alla manodopera che impiegano in Bangladesh", ha scritto il segretario generale del sindacato UNI, Philip Jennings.
La lista delle adesioni non è ancora stata pubblicata, ma diverse aziende hanno già fatto conoscere la loro decisione. Fra i grandi gruppi che aderiscono, fa sapere l'agenzia Afp, lo spagnolo Inditex (proprietario del marchio Zara), l'olandese C&A, l'americano PVH (che detiene marchi come Tommy Hilfiger e Calvin Klein), il tedesco Tchibo.sq, lo svedese Hennes&Mauritz (H&M), i supermercati britannici Tesco e Primark. La catena di supermercati Carrefour (proprietaria del marchio Tex) ha invece annunciato oggi di star esaminando l'accordo, come ci sta pensando anche la cinese Li&Fung Ltd, che rifornisce grandi catene di distribuzione, fra cui il colosso Walmart, che ha già disposto la chiusura di un impianto di produzione per motivi di sicurezza, dopo un'ispezione.
Il Bangladesh è la seconda "potenza tessile" mondiale dopo la Cina e l'export di capi d'abbigliamento rappresenta l'80% della sua produzione, il 60% della quale verso l'Europa.




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