Imparare ad accendere il fuoco dal videogame

Il mondo virtuale si è ormai fuso con la realtà
Qualche sera fa, durante una breve sosta a casa di amici, mi è capitato di assistere ad una scena che mi ha lasciato – veramente – sorpresissimo. Il televisore acceso e sintonizzato su un canale italofono, una trasmissione per ragazzi, un giovane esperto di videogiochi. Alla domanda “Qual è il videogioco che ami di più?” il giovane esperto risponde con sicurezza e opinione ferma.
E poi aggiunge che attraverso quel videogioco (e altri) si possono imparare molte cose, come ad esempio ad accendere un fuoco. Ora, se da una parte questo tipo di risposta mi può lasciare sgomento (e credo di essere in buona compagnia), dall’altra è un dato di fatto che la stessa è stata (come è sempre) ben recepita dai giovani presenti. Certo. Si tratta semplicemente di un nuovo modo di pensare e di interpretare la realtà. Non è né assurdo né particolarmente originale. È però diverso. Radicalmente, decisamente e ontologicamente diverso.
Mi chiedo: cosa significa tutto questo per noi adulti? Siamo pronti a questo nuovo modo di pensare che porta il virtuale nella vita di tutti i santi giorni in mille modi differenti in modo del tutto naturale (non tanto in modo spettacolare quanto più in un modo che fonda la realtà stessa nella sua quotidianità)? Detto altrimenti: dove sono i punti di contatto tra i giovani e gli adulti che fanno della vita quello che è o che dovrebbe essere?




