Suicidio al reality show: è solo intrattenimento?

Quando sbirciare dal buco della serratura confonde la realtà.
È di qualche giorno fa la notizia della morte e del suicidio, rispettivamente: di un concorrente e di un medico, entrambi partecipanti ad un reality show di sopravvivenza. Le colonne di questo giornale ne hanno riportato la notizia. Per quel che concerne il medico lo stress per la perdita di un paziente – diciamo: in diretta – è stato troppo forte; il peso delle critiche troppo grande. Che senso può avere, mi chiedo allora, continuare a guardare questo tipo di spettacoli “di intrattenimento”?
Che beneficio ne possono avere i nostri ragazzi? Al di là del voyeurismo più o meno celato che tutti mettiamo in essere in queste occasioni, cosa ci portano queste esperienze da telespettatore? Qualcuno potrebbe rispondere che si tratta solo di intrattenimento. Certo. E magari qualcuno potrebbe anche aggiungere che le morti in diretta fanno parte ormai della quotidianità. Beh, io credo che in questo modo si indeboliscano i nostri ragazzi poiché non si offrono loro esperienze positive, forti, solide.
Forse l’esperienza dello sbirciare dal buco della serratura fa parte della storia di ogni ragazzino. Quel che però non va bene è che si confonda un’esperienza da reality show con la realtà vera che ci accompagna tutti i giorni.




