Giovanna Mangili, senatrice M5s solo per un giorno

Il sospetto è che la senatrice lombarda sia stata epurata dal Movimento di Beppe Grillo
ROMA - Un piccolo giallo colora l'insediamento della truppa a 5 Stelle al Senato: ancora prima di provare ad eleggere il nuovo Presidente una senatrice lombarda del movimento si dimette dal suo incarico. Giovanna Mangili, annuncia infatti in Aula il presidente provvisorio dell'Assemblea, Emilio Colombo, se ne va e lo fa "per motivi personali".
Motivazioni vaghe che fanno nascere subito il sospetto di nuove 'epurazioni' dal movimento di parlamentari non 'in linea'. Niente di tutto questo. Anche se, dietro la rinuncia della quarantacinquenne designer di Brugherio, si intravedono veleni e gelosie per una candidatura che ha troppi pretendenti e che stuzzica la rivalità tra gli attivisti di Milano e quelli brianzoli.
La Mangili, infatti, ottiene alle 'parlamentarie' del M5S un successo, assieme agli altri parlamentari di Monza, che va a scapito degli attivisti milanesi che si trovano, quindi, svantaggiati in una circoscrizione molto importante nello scacchiere elettorale.
Giovanna Mangili ottiene 231 voti, seguita da Monica Casaletto e Bruno Marton, di Desio, entrambi con 199 voti. Uno smacco che non piace ai 'milanei' che si ingelosiscono del successo e che denunciano quindi 'cordate' sospette. Alimentate anche dal fatto che il marito della Mangili è Walter Mio, attivista M5S ed eletto pochi mesi prima consigliere comunale a Cesano. Ed è lui, il marito, il primo a spiegare le ragioni del passo indietro della moglie: "Alle accuse di inciuci, presunte impossibili ridicole cordate e parentopoli brianzole abbiamo deciso di rispondere con un gesto forte e chiaro: le dimissioni". L'unico modo sostiene, per rispondere con fatti inequivocabili "a quanti hanno sparso veleno sul desiderio di facili poltrone familiari".
Anche il capogruppo a palazzo Madama, Vito Crimi, spezza una lancia in favore della ormai ex senatrice: " Non c'è alcuna cordata. La sua elezione è completamente regolare" e deriva dal meccanismo che il movimento si è dato per indicare i posizionamenti degli eletti. Dunque non solo Giovanna Mangili resta nel movimento, ma il suo passo indietro è cosa così nota che la subentrante, Tiziana Pittau è già al lavoro con il gruppo del Senato da un paio di settimane.
ats



