Il cuore da solo non basta più

Per fare politica giovanile il cuore è indispensabile, ma ci vuole anche altro.
Troppo spesso, quando si tratta di sostenere finanziariamente le politiche dell’infanzia e della gioventù, lo si fa “con la mano sul cuore”. Questo fatto, di per sé per nulla negativo – la generosità e l’altruismo sono sempre dei fattori positivi e, per fortuna nostra, sono ancora frequenti, almeno alle nostre latitudini – ci indica però in quale modo viene anche interpretato questo tipo di politica.
Chi come me fa questo mestiere, è costantemente confrontato con persone che vedono nel lavoro con i bambini e i giovani qualcosa in un certo senso di spontaneo, direi quasi di naturale e, in un certo qual modo, di dovuto. Le cose non stanno però più così, o non solo almeno. Intendere il lavoro con i bambini e i giovani come qualcosa che si fa unicamente poiché animati di buona volontà significa non capire che qui c’è in gioco molto, molto di più di quanto si creda.
Ad esempio le nostre amministrazioni impiegano il tempo di un batter d’occhio nello stanziare crediti più o meno consistenti per il rifacimento del manto stradale del paese. Fatto questo importante, poiché nessuno vuole circolare su una strada dissestata. E nessuno – e questo va da sé - vuole avere a che fare con giovani (come si dice di solito: i giovani sono il nostro futuro) che non sono in grado di assumere le proprie responsabilità. Fare politica giovanile con il cuore non è solo indispensabile; è necessario.
Ma per fare politica giovanile in maniera efficace ed efficiente bisogna poter contare su dei partner (istituzionali e finanziatori) che credono che investire sui giovani significhi appunto progettare il proprio futuro e quello della società nella quale si vive.




