Aumentare i valori di stima agli immobili: attenzione alle conseguenze

Michela Delcò Petralli
Tra le proposte dei partiti di governo per diminuire il disavanzo d'esercizio di 200 milioni previsto dal preventivo 2013, ve n'è una che mi sembra si debba trattare con le pinze. Si tratta della proposta socialista di aumentare le stime degli immobili.
Seppure la misura sembra sorretta da valide ragioni giuridiche che non posso ignorare, applicarla alla realtà cantonale potrebbe far esplodere una “bolla dei crediti ipotecari”.
A favore della proposta gioca sicuramente il fine legittimo che è quello di rimpolpare le casse dello stato. Aumentando il valore della sostanza immobiliare dichiarata al fisco e di conseguenza anche il reddito locativo connesso a tale sostanza, si aumenta il gettito di imposta.
Anche le ragioni giuridiche non fanno una grinza.
La “valutazione schematica e prudenziale degli immobili situati in Ticino”, pone molti interrogativi sulla sua compatibilità con le normative in vigore (Lst e LAID) che impongono di tassare la sostanza (mobiliare ed immobiliare) secondo il valore venale della stessa. Ma le stime immobiliari, attualmente in vigore nel Cantone, appaiono in contrapposizione anche con il principio dell’imposizione secondo la capacità contributiva (articolo 127 capoverso 2 Cost.) e questo per il “diverso trattamento impositivo riservato a coloro che, da un lato, detengono un patrimonio mobiliare, e coloro che, dall’altro, detengono un patrimonio immobiliare (principio dell’uguaglianza orizzontale)”” , quest'ultimo tassato per il suo valore venale.
Tuttavia, un adeguamento delle stime nella situazione di crisi economica e di precarietà lavorativa in cui ci troviamo potrebbe produrre un effetto devastante.
Negli ultimi anni la politica ha fatto di tutto e di più per incentivare i cittadini a diventare proprietari immobiliari, anche sacrificando i soldi della pensione. In questo modo la politica ha favorito il settore bancario ma anche quello edilizio, l'unico vero protagonista dell'attività economica degli ultimi 20 anni, purtroppo!
Complice l'abbassamento del costo del denaro e la politica creditizia portata avanti con clamore(e poca fantasia) dagli istituti bancari, gran parte della popolazione si è lanciata nell'acquisto o nella costruzione di una casa propria,
tanto che ormai il territorio del nostro cantone è un mosaico di case e casette.
Ora i miei dubbi – magari immotivati– si riferiscono ai criteri soggiacenti all'erogazione dei crediti ipotecari.
Siamo sicuri che tutti i crediti sono stati concessi su rigorose verifiche del valore reale dell'immobile oggetto di garanzia e su rigorosi criteri di sopportabilità dell'onere ipotecario dei debitori del mutuo? Sono per esempio stati considerati i costi di coibentazione degli immobili, e le altre variabili di costi connesse con la politica di risparmio energetico portata avanti dal Consiglio federale? Quanto incidono le variabili della vita di ogni essere umano (divorzio,invalidità, disoccupazione...) sulla valutazione della sostenibilità finanziaria di chi chiede il prestito?
Anche la valutazione degli immobili oggetto di credito è fatta all'interno della Banca e più di una volta ho dovuto constatare che tale valutazione non reggeva il confronto con quella più severa del mercato immobiliare.
Se ci fosse spazio anche per un piccolo dubbio (e mi scuso ma io ce l'ho) sulla solidità dei criteri sottesi alla concessione dei crediti ipotecari, l'innalzamento del valore di stima, e quindi della pressione fiscale sulle famiglie, potrebbe strangolarne molte, costringendole a vendere. Si darebbe così avvio ad un meccanismo repentino e contemporaneo di vendite a catena con conseguente svalutazione del valore immobiliare.
L'effetto domino potrebbe avere conseguenze devastanti. La crisi dei subprime scoppiata nel 2006 negli Stati Uniti non l'abbiamo ancora digerita.
Forse questo pericolo lo ha intravisto anche il prof.Marco Bernasconi che in un recentissimo articolo , in cui sostiene la necessità di adeguare le stime immobiliari ( in questo caso per sovvenzionare gli sgravi fiscali), suggerisce di affiancare la misura con un ammorbidimento della pressione contributiva stabilendo un riduzione fiscale forfettaria specifica sul valore delle abitazioni primarie.
Ora mi chiedo: che senso ha un'operazione del genere – dove si prende con una mano e con l'altra si concede - e soprattutto quali sarebbero i costi amministrativi per adeguare stime e sistema di imposizione fiscale?
La domanda è: ne vale la pena?




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