Un appello ai politici: aiutateci a salvare la viticoltura di collina!

Giuliano Maddalena, Presidente della Federviti
Va sottolineato che la qualità delle uve prodotte in questi comparti è migliore e questo permette di avere vini di elevata qualità, ma è pure un patrimonio culturale e paesaggistico di cui il Ticino non può fare a meno. Quest’ultimo aspetto riveste ovviamente un’importanza notevole anche per le ripercussioni sul turismo e, di conseguenza, sull’economia in generale.
Ci si chiederà qual è il motivo delle preoccupazioni. La risposta è molto semplice e, per gli addetti ai lavori, scontata. Lavorare in collina richiede un dispendio di tempo e di energie nettamente superiori a quanto richiesto in pianura, anche perché questi terreni sono poco o per nulla meccanizzabili. Considerato che l’età media dei viticoltori non è certo di vent’anni, ne consegue che il ricambio generazionale non è affatto garantito. Chi convince un giovane a lavorare e faticare in condizioni difficili per vedersi alla fine un reddito limitato in rapporto all’attività svolta? Se questo già esiguo guadagno viene ancora ridotto da eccessive imposizioni fiscali e dai contributi AVS, la risposta è scontata.
In occasione della prossima seduta del Gran Consiglio, in programma lunedì 15 ottobre 2012, i nostri parlamentari saranno chiamati a pronunciarsi sull’iniziativa parlamentare generica presentata il 24 giungo 2009 da Cleto Ferrari e cofirmatari, di tutti gli schieramenti politici, con la quale si chiede di riconoscere una deduzione di spese pari al 50% del reddito per coloro che coltivano la vigna in collina, mentre finora era concesso il 25%.
Noi riteniamo che la proposta sia assolutamente giustificata e potrebbe essere un incentivo per continuare questa attività su quei pendii dove i nostri antenati, con molte fatiche, hanno modellato il territorio e permesso di sfruttare spazi che altrimenti ci ritroveremmo invasi dal bosco.
Da parte delle associazioni di categoria, cioè vinificatori e commercianti di vino, è già stato fatto un piccolo, ma significativo e importante passo in questa direzione. Vi è infatti stato l’accordo nel riconoscere la crescita scalare dei prezzi delle uve fino a 95°O mentre finora il plafone massimo era 90°O. Un segnale molto apprezzato dai viticoltori e soprattutto dai viticoltori di collina, dove si ottengono le gradazioni più alte. Ora ci attendiamo che anche da parte politica vi sia un passo in questa direzione, per cui invitiamo i parlamentari ad aderire alla proposta di Cleto Ferrari. Un voto affermativo sarebbe sicuramente accolto con grande piacere dai tremila viticoltori ticinesi. Le ripercussioni sulle casse cantonali sarebbero sopportabili in quanto l’introito che verrebbe a mancare risulterebbe di poco conto, mentre lo stimolo per i viticoltori a continuare la loro attività sarebbe grande.




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