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INTERVISTA

09/08/2012 - 07:30

"Sento la tua voce, ma non ti vedo". Daniel Craig si volta. E subito lo scatto.

Clooney, Madonna, Rampling e gli altri nell'obiettivo di una fotografa ticinese

Articolo di Françoise Gehring
©DeMarchiGrafiche




LOCARNO -  Una smisurata passione per il cinema e per la fotografia. A Locarno è una delle poche donne in mezzo a tantissimi uomini. Chiara Tiraboschi, fotografa ticinese indipendente, di dive e di stelle del cinema ne ha fotografate tante: al Festival del film di Locarno e alla mostra cinematografica  di Venezia, dove è accreditata per il “photo call” e il “red carpet”.

Immagini
copyright Chiara Tiraboschi

Ora collabora con una rivista di cinema belga  “Filmmagie”, un'esperienza nata grazie ad un incontro fortuito a Locarno. Nel suo archivio nomi come Al Pacino, George Clooney, Madonna, Kate Winslet, Gwyneth Paltrow, John Malkovich. Chiara Tiraboschi ci svela una piccola porzione del suo sguardo di donna dietro l’obiettivo.

Cosa vuol dire fotografare le star?

"Spesso significa muoversi molto velocemente e con agilità in mezzo ad altri fotografi per cogliere qualche immagine. A Locarno per me non è sempre possibile avere momenti privilegiati, per cui  ho dovuto sviluppare tutta una serie di attitudini per ottenere il meglio da situazioni e in situazioni non sempre ottimali".

Ma la fortuna, si dice, aiuta le audaci. E' riuscita a trovare i suoi spazi privilegiati?

"(ride). Certo, ma perché me li cerco e me li creo".

Può raccontarci qualche episodio?

"L'anno scorso con Daniel Craig mi sono lanciata. Le regole erano molto rigide, non si poteva, per esempio, parlare. Durante il momento riservato ai fotografi, e ce n'erano davvero parecchi, ho faticato a crearmi un varco. Allora l’ho chiamato, quasi sussurrando, e lui ha risposto: 'I hear your voice, but I don't see you' (sento la tua voce, ma non ti vedo). Accecato dai flash, si volta per cercarmi, e io scatto la foto. Bellissima".

Ci parlava anche di Alain Delon...

"Sì, l'altro giorno in Città Vecchia a Locarno. Stava risalendo in auto. Mi avvicino con la mia macchina fotografica, che mi porto sempre appresso, e gli dico: 'Alain,  désolée, je suis en retard....'. Con l'aria da magnifico mascalzone, si ferma prima di salire e si concede per qualche scatto. La vita di una fotografa è fatta anche di queste occasioni, momenti non pianificati che si devono cogliere al volo. Mi è capitato una cosa simile anche con il regista tedesco Wim Wenders".

Scegliere qualche nome illustre dall'archivio della sua memoria, è un'operazione difficile?

"Sì, perché ogni foto ha una sua storia e perché ogni persona è una storia diversa. Comunque, per restare  ancora sull'attualità, mi è piaciuto moltissimo puntare l’obiettivo sull’attrice inglese Charlotte Rampling, e non solo perché è una professionista che adoro e che non avevo ancora nel mio archivio. E' una donna di una straordinaria eleganza, di un luminoso carisma, che sprigiona con assoluta naturalezza. Questa forza viene persino restituita nella fotografia".

Che cosa le piace di Charlotte Rampling?

"Il suo essere se stessa, il suo magnetismo. La sua forza, che si traduce anche nel non essersi affidata al bisturi per fermare il tempo. Davvero, una personalità fuori dal comune. Amo molto le donne che assumono con serenità il tempo che passa".

Questo lo sguardo della donna, ma quello della fotografa?

"Difficile dissociare la donna dalla fotografa che sono.  Ma è chiaro che come fotografa mi preoccupo  di prendere il lato migliore. Mi spiego: Charlotte Rampling ha le palpebre che cadono leggermente; sebbene il suo sguardo rimanga intenso, la foto istantanea non può correggere quel dettaglio del tempo che passa, ma io la posso ritrarre da una posizione che lo evidenzia meno, più favorevole".

Un volto naturale è allora più difficile da fotografare?

"Direi che dal profilo plastico, è più facile un viso rifatto; ma non significa che il risultato sia migliore. E comunque non ci sono regole, dipende caso per caso. Ciò che conta è soprattutto la personalità".

Per esempio?

"Per esempio Madonna, che ho fotografato a  Venezia. E’ rifatta, ma dal profilo fotografico nulla toglie alla sua forza. Lei, poi, è una vera professionista".

C'è un criterio alla base della sua scelta?

"No, anche perché la bellezza non è il solo criterio. Ci sono donne e uomini che non sono belli, ma sono interessantissimi e hanno un grande fascino. Penso per esempio all'attrice culto di Aki Kaurismaki, Kati Outinen, che ho fotografato a Locarno".

Che cosa ci dice per esempio di Susan Sarandon e Isabelle Huppert?

"Splendide, molto diverse. Isabelle Huppert è molto più distaccata e algida di Sarandon. Sono comunque due donne che hanno notevole spessore. A Locarno anche Anthony Hopkins è stato molto disponibile con i fotografi. Perché ci sono anche quelli che ti stressano".

In che senso?

"Nel senso che fanno i preziosi, che hanno poco tempo o hanno molta fretta".

Tutte le star sono fotogeniche?

"No. L'artista Vanessa Beecroft, per esempio, a mio parere non è molto fotogenica; ha un viso piuttosto piatto, che non rende. O, meglio, non è quello che cerco. Ma è un'artista che amo molto. Madonna, invece, è pazzesca: si vede benissimo che  il suo volto è tirato e si notano i rigonfiamenti, ma è talmente brava a posare per i fotografi, che tutto passa in secondo piano. E lo dice una che non è una sua ammiratrice".

Preferisce fotografare gli uomini o le donne?

"Le donne, perché assumono meglio la loro vanità, che lasciano trasparire con una certa fierezza".

Che cosa rappresenta per lei il volto?

"Il volto, con i suoi lineamenti e le sue tracce, è come un paesaggio, dove io posso perdermi e ritrovarmi. Per me i ritratti sono come territori dell’anima,  luoghi narrativi, come mappe da decifrare. Ritratti, appunto, come paesaggi".

Guarda la gallery fotografica (copyright Chiara Tiraboschi).

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