LOCARNO - "Lascio tutto e me ne vado via". Quanti nell'età dell'adolescenza hanno sognato di abbandonare tutto e di intraprendere la strada che li avrebbe portati in giro per il mondo vivendo di espedienti? Il fascino della vita bohémienne o di "On the road" alla Kerouac sembra non dover tramontare mai. Il fatto é: quanti hanno avuto il coraggio di partire veramente?
"Mobile Home" (concorso internazionale) film del giovane regista francese François Pirot affronta un tema caro alle nuove generazioni, l'entrata nella vita adulta, raccontato attraverso il sogno di fuga, che nel film rimarrà tale. I due protagonisti: Simon, interpretato dal bel Arthur Dupont, ragazzo confuso riguardo alla direzione da dare alla propria vita, e Julien, interpretato da Guillaume Gouix, ragazzo tranquillo di campagna.
Simon rientrato nel paesello natale dopo aver lasciato in un colpo lavoro e fidanzata, ritrova l'amico di infanzia, Julien, che per anni era rimasto in campagna ad accudire il padre malato. Entrambi, quasi trentenni, ritrovandosi non posso fare a meno di ripercorrere con la mente il grande sogno dell'adolescenza: partire per un'avventura "on the road". L'impulsività di Simon ha la meglio e il giorno dopo acquistano un enorme Camper, catapultati così dal sogno alla realtà. Una serie di eventi costringeranno i due amici a rimandare il viaggio più volte. Ma é in quell'immobilismo apparente che possono ricominciare ad affrontare la vita da un'altra prospettiva nel tentativo di crescere, finalmente.
Il film é un'acrobazia di equilibri antitetici ben studiati, ed anche ben riusciti. I due personaggi anche se legati dall'amicizia e dalla condivisione delle esperienze sono in realtà molto diversi fra loro. Simon é un ragazzo che viene dalla piccola borghesia, è esuberante ma davanti all'età adulta si ritrae per paura di fallire. Julien invece é un ragazzo molto più semplice, da un lato anche facilmente influenzabile, ma é più disposto a mettersi in gioco.
Nel complesso "Mobile home" é una pellicola ben riuscita e mette in evidenzia una generazione confusa, senza un'identità precisa, dunque incapace d'amarsi adeguatamente. Morale della storia: non si può scappare da se stessi e tanto meno dalla vita.
Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!