Breivik: si da fuoco fuori dal tribunale, nessun legame con il killer

OSLO - Un gesto estremo, ancora senza motivazione, la tentata immolazione con il fuoco di un uomo oggi davanti al tribunale di Oslo dove è in corso il processo contro Anders Behring Breivik, autore delle stragi a Utoya e nella capitale norvegese lo scorso 22 luglio con 77 morti. Un gesto che al momento non avrebbe alcun legame con la vicenda giudiziaria dell'estremista di destra, secondo fonti di polizia.
Tutto si verifica in pochi secondi a metà mattinata nel centro della capitale, davanti al tribunale, secondo quanto testimonia un video trasmesso dal sito del tabloid Verdens Gang (Vg). Un uomo, un norvegese di origini straniere, si getta addosso del liquido infiammabile e si dà fuoco. Le fiamme lo avvolgono al petto e al cappello. Poi inizia a correre e urlare "sparatemi, sparatemi". Immediato l'arrivo dei poliziotti che afferrano i suoi vestiti, mentre la vittima è a terra in preda a forti dolori. Gravemente ustionato viene adagiato su una barella e ricoverato in ospedale.
Le sue condizioni sono definite gravi. "Al momento non c'è alcuna ragione per pensare che il suo gesto sia collegato al processo contro Breivik che si trovava all'interno del tribunale al momento dei fatti", ha precisato Kjell Jan Kverme, capo delle operazioni di polizia. Stando all'agenzia norvegese Ntb, si tratta di un "disperato, che viveva con sussidi statali" e che aveva appena consegnato al suo avvocato una lettera da "aprire se qualche cosa di grave" gli fosse mai accaduto. Ritornando in ufficio il suo legale nota un forte odore di paraffina e trova la lettera dentro la quale l'uomo afferma di volere rifiutare le prestazioni sociali. Il tragico episodio non ha avuto alcuna ripercussione sul processo all'estremista di destra, a parte la corsa precipitosa di giornalisti e fotoreporter fuori dall'Aula per assistere e riportare quanto accaduto. Oggi intanto la Corte ha ascoltato per il secondo giorno consecutivo le testimonianze dei giovani feriti a Utoya.
Tra tutte quella di una donna di 22 anni, Ina Rangoenes Libak, che ha raccontato come sia riuscita a sopravvivere alle numerose ferite dovute ai proiettili sparati dal killer a Utoya.






Su alcuni temi riceviamo purtroppo con frequenza messaggi contenenti insulti e incitamento all'odio e, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo a garantire un dialogo costruttivo. Per le stesse ragioni, disattiviamo i commenti anche negli articoli dedicati a decessi, crimini, processi e incidenti.
Il confronto con i nostri lettori rimane per noi fondamentale: è una parte centrale della nostra piattaforma. Per questo ci impegniamo a mantenere aperta la discussione ogni volta che è possibile.
Dipende anche da voi: con interventi rispettosi, costruttivi e cortesi, potete contribuire a mantenere un dialogo aperto, civile e utile per tutti. Non vediamo l'ora di ritrovarvi nella prossima sezione commenti!