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75 pence l'ora per servire ai tavoli delle navi da crociera

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75 pence l'ora per servire ai tavoli delle navi da crociera
LONDRA - Settantacinque pence all'ora, ossia circa un franco e dieci centesimi: è la paga oraria minima - senza bonus - che ricevono alcuni lavoratori imbarcati sulle navi da crociera della compagnia britannica P&O, parte del g...

LONDRA - Settantacinque pence all'ora, ossia circa un franco e dieci centesimi: è la paga oraria minima - senza bonus - che ricevono alcuni lavoratori imbarcati sulle navi da crociera della compagnia britannica P&O, parte del gruppo Carnival - di cui fa parte anche l'italiana Costa. In più, riporta oggi il Guardian, lo staff rischia ora di perdere le mance in virtù del nuovo contratto.

Stando ai manager di P&O il pacchetto in arrivo rappresenta un "aumento significativo del salario minimo" ed è disegnato per rendere l'equipaggio più "reattivo", da un lato, e per "proteggere" i lavoratori dalla diminuzione delle mance dovuta alla crisi - banalmente: i passeggeri sono più restii, visto il periodo di magra, ad aprire il portafoglio.

Sia come sia, i dati parlano chiaro. Un giovane cameriere ha diritto a uno stipendio base da 250 sterline (370 frs) al mese per turni da 11 ore, 7 giorni su 7. Se tutto va bene, il salario verrà integrato da una gratifica da 150 sterline (220 frs).

David Dingle, ad di Carnival UK, ha detto che l'equipaggio è "più felice" e che il nuovo accordo è la soluzione migliore per azienda, lavoratori e passeggeri. Secondo il manager molti membri dell'equipaggio arrivano a guadagnare 1000 sterline (1475 frs) al mese ma, visto la crisi, i viaggiatori non sono propensi a corrispondere la mance "consigliate".

Ecco allora che al posto della tradizionale banconota arriva la mancia elettronica - aggiunta al momento del pagamento con la carta di credito. Extra che vanno a far parte del monte bonus. Le gratifiche saranno però corrisposte in pieno solo se i target verranno raggiunti. Il che significa raggiungere un grado di soddisfazione della clientela del 96%.

"Sì, è vero, paghiamo meno del salario minimo", ha commentato Dingle. "Ma bisogna ricordare che il nostro è un business globale e dobbiamo restare competitivi".

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