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INTERVISTA: "Beatluv", una passione che si fa musica

I quattro di Liverpool hanno dei fan molto speciali in Ticino
Theo nel suo studio
INTERVISTA: "Beatluv", una passione che si fa musica
I quattro di Liverpool hanno dei fan molto speciali in Ticino
Volendo trovare uno slogan appropriato, non si può fare a meno di ricorrere al vecchio "un nome, una garanzia". Sono termini pubblicitari un po' consunti ma descrivono una realtà indiscutibile. Il nome "Beatluv", infatti, esprime come meglio non sa...
Volendo trovare uno slogan appropriato, non si può fare a meno di ricorrere al vecchio "un nome, una garanzia". Sono termini pubblicitari un po' consunti ma descrivono una realtà indiscutibile. Il nome "Beatluv", infatti, esprime come meglio non sarebbe possibile il progetto musicale di un quartetto ticinese che da anni va proponendo al pubblico la propria passione per l'universo musicale beatlesiano. Theo Barth, Alberto Piffaretti, Paul McRoos e Heinz Geninazza non sono però semplici "cloni" di Lennon e compagni, ma anzi tengono ad avere un loro personale stile interpretativo e a portare avanti una propria ricerca musicale autonoma. Intenti, questi, che li hanno spinti a realizzare lo scorso anno il CD "Meet...The Beatluv", dodici canzoni piene di echi e reminiscenze beatlesiane ma sincere ed autentiche nel loro desiderio di mantenere vivo un genere musicale che sta sorprendentemente tornando di moda. Ne parliamo con Theo, la "mente" del gruppo, chitarrista e cantante dalla lunga carriera.

Stanno tornando di moda i Beatles?
Sì, è proprio vero. Pensa che quest'anno siamo stati chiamati a suonare per le feste di chiusura di alcune Scuole Medie. Ci hanno invitato proprio perché in qualche modo l'esperienza musicale dei Beatles è antrata a far parte del programma scolastico. In un caso perché gli allievi erano stati chiamati a studiare la storia degli anni '60. Il concerto era un modo per avvicinare la musica di quel periodo. Non immagini quanto interesse abbia suscitato la nostra esibizione. Sicuramente i negozi di CD della zona saranno stati assaliti da giovani alla ricerca di dischi dei Beatles, esattamente come trent'anni fa! In altre scuole medie, invece, le canzoni sono utilizzate per i corsi di inglese ed anche qui siamo stati chiamati ad eseguirle dal vivo. Senza contare che ci capita sempre più spesso di suonare a matrimoni in cui i genitori degli sposi adorano riascoltare la musica delle loro gioventù. Tutto questo dimostra che il patrimonio di Lennon e soci è vivo e vegeto.

Nelle scorse settimane avete partecipato al Beatles Day. Come è andata?
E' stata un'esperienza unica. Abbiamo suonato davanti ad un pubblico numerosissimo, circa 3000 persone: sfruttando una pura coincidenza (tutti gli altri gruppi attivi nelle varie postazioni terminavano il loro set proprio mentre noi iniziavamo il nostro) abbiamo potuto toccare con mano quanto il repertorio beatlesiano sia profondamente amato dal pubblico. Pensa che sono addirittura sceso dal palco con la chitarra, per stimolare gente a cantare il coro di "Hey Jude". Un esperienza unica.

Una identificazione così precisa con un gruppo, con un repertorio, non è anche un rischio? Penso ai cloni di Elvis che girano per il mondo, con risultati anche un po' patetici...

Ho visto suonare a diversi gruppi che ripropongono l'immagine beatlesiana curando anche i dettagli dell'abbigliamento, la strumentazione e persino il modo di muoversi di John, Paul, Ringo e George. Sono rimasto impressionato dallo sforzo, ma devo dire che non lo apprezzo completamente, anche perché quell'identificazione totale può essere fatta soltanto con una parte dell'esperienza musicale dei Beatles. A nessuno di quei gruppi verrebbe mai in mente di suonare pezzi appartenenti agli ultimi album dei "Beatles". Non potrebbero farlo. Da parte nostra, invece, la nostra ricerca musicale ci porta ad affrontare tutto il repertorio, che viene da noi riarrangiato e reinterpretato, secondo il nostro gusto ma sempre cercndo di rispettare l'originalità dell'ispirazione.

Due parole sul vostro CD.

Beh, il disco è nato in qualche modo da uno stimolo di Leo Leoni, mio grande amico. Mi succede spesso di comporre qualche pezzo nel piccolo studio di registrazione sotto casa, ma sono sempre stato un po' timido. Un giorno ne ho fatto sentire uno a Leo che ha detto "Ma questo è un bel pezzo! Perché non ne scrivi altri?". Incoraggiato dal suo apprezzamento l'ho proposto ai miei compagni, ed anche loro l'hanno trovato interessante. Da lì è partito tutto. Ognuno di noi ha iniziato a mettere in musica alcune proprie idee. Quando il materiale è stato organizzato ed arrangiato ci siamo posti il problema di come registrarlo. Alla fine siamo riusciti ad arrivare (con grande fortuna !) fino alla casa discografica di Mina, di cui abbiamo utilizzato gli studi di registrazione. Collaborare con Carmine Di, il tecnico che abitualmente cura le registrazioni di Mina, è stata un'esperienza unica e di grande valore professionale. Il risultato è nel nostro CD, che ha avuto una buona accoglienza. Non è un opera dalle grandi ambizioni: volevamo semplicemente realizzare un documento musicale da affidare ai posteri, che lasci una traccia del nostro lavoro e della nostro impegno musicale.

E i vostri progetti per il futuro?

Eh, si avvicina un autunno particolarmente intenso... Non posso anticipare molto ma abbiamo preso accordi molto stretti con la TSI, e quindi dico solo che quest'inverno il pubblico avrà occasione di sentire spesso la nostra musica... Nel frattempo i nostri prossimi concerti sono il 24 agosto a Vacallo e il 15 settembre al Mamy Jazz Club di Lugano.

a.z.

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