Jazz, tra giovani leoni e vecchie glorie

Un concerto ricco di sorprese all'auditorium della Rete 2.
Il quintetto del sassofonista Scannapieco, composto da Fabrizio Bosso alla tromba, Julian Mazzariello al pianoforte, Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria ha fornito una innegabile dimostrazione di energia e di bravura. Solisti dalla preparazione strabiliante, i due fiati possiedono una personalità musicale molto chiara, che li distingue nettamente all'interno del panorama jazz italiano. Scannapieco, diversamente da giovani colleghi come Odorici, Di Battista o Giuliani, non gioca mai con parkerismi o coltranismi ad effetto, ma col proprio originalissimo stile si pone su una linea esecutiva molto moderna, vicina a Brecker o a Redman (e non a caso la performance del gruppo è stata dedicata, a fine concerto, alla recentissima, prematura scomparsa di Bob Berg). Bosso, dal canto suo, è provvisto di un fraseggio micidiale e dimostra una padronanza della dinamica assolutamente virtuosistica. Al loro fianco una delle sezioni ritmiche più solide e rodate che siano attive in questi anni in Italia, con Ciancaglini quale misuratissimo accompagnatore e contraltare perfetto all'esuberanza di Lorenzo Tucci, batterista pieno di inventiva e di verve. Molto bravo anche il giovanissimo Mazzariello.
Il gruppo ha proposto una seria di brani originali tutti inclusi nel recente album "High Five Quintet". Particolarmente apprezzati quelli veloci e tesi quali "Fast Mood"e "Dear jay" in cui le improvvisazione dei due solisti si sono distinte per funambolica agilità. Bello anche il bis, "Agosto", un brano di Rosario Bonaccorso, che è stato ascoltato con attenzione ed applaudito persino da Dave Liebman, comparso sul palco alle spalle del gruppo italiano.
Cambio d'atmosfera e di qualità dell'ospirazione nella seconda parte della serata. Liebman, dall'alto della sua enorme esperienza di solista e di compositore, ha offerto con il suo trio (Jean-Paul Celea, contrabbasso; Wolfgang Reisinger, batteria) un concerto rarefatto ed intimista. La sua musica si costruisce su un affiatamento di gruppo eccezionale, su un dialogo costante ed intenso tra tre solisti di grandissima caratura. I temi delle composizioni (tra cui "Missing a page" di Michael Kuhn, "Natia" dello stesso Liebman, "Ugly Beauty" di Monk ed una curiosissima versione di "My Favorite Things"in 5/4) sono arrangiati in modo molto largo ed aperto, in modo da lasciare ai tre interlocutori la possibilità di svolgere nella massima libertà la propria interpretazione. Un' esibizione sognante e libera, costantemente in bilico tra il silenzio e il caos ma che possiede invece una solidissima struttura musicale: su di essa il suono ora caldo e lirico, ora acuto e lancinante dei sassofoni di Liebman ha disegnato stupende improvvisazioni.
Chiuso con evidente successo questo 'girone d'andata', aspettiamo ora di vedere cosa tireranno fuori dal cappello Paolo Keller per la stagione jazz di RETE 2 del 2003 e Renato Ciravolo per 'Pitecantropi 2003'. Stiamo già leccandoci i baffi...




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