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CONCERTI

Jazz del 2000 tra rigore e psichedelia

Joshua Redman e il suo trio al Palacongressi di Lugano
Foto www.tio.ch
Jazz del 2000 tra rigore e psichedelia
Joshua Redman e il suo trio al Palacongressi di Lugano
Sperimentatore perennemente alla ricerca di nuove frontiere e nuovi linguaggi musicali, Joshua Redman insieme alla sua "Elastic Band" ha offerto un concerto di altissimo livello martedì sera al Palazzo dei Congressi di Lugano. Senza alcuna ...
Sperimentatore perennemente alla ricerca di nuove frontiere e nuovi linguaggi musicali, Joshua Redman insieme alla sua "Elastic Band" ha offerto un concerto di altissimo livello martedì sera al Palazzo dei Congressi di Lugano. Senza alcuna concessione al senso dello swing o al repertorio degli 'standards' tradizionali (unico accenno nella scelta di un blues di Miles Davis), il programma della serata è stato in gran parte incentrato su brani appartenenti all'ultimo album di Redman, "Elastic", di cui il sassofonista newyorkese ha offerto in particolare i tre brani più grintosi e ritmati, "Boogielastic", "Jazz Crimes" e "The Long Way Home".

Affiancato da Sam Yahel all'organo Hammond e alle tastiere elettroniche e da Jeff Ballard alla batteria (quest'ultimo in sostituzione del grande Brian Blade, che tra l'altro aveva partecipato all'incisione dell'album di cui sopra) Redman ha offerto un eloquente assaggio del suo approccio diretto e anticonformista al jazz. La struttura stessa del gruppo e la sua particolare sonorità mostrano con quanta determinazione e con che desiderio di andare oltre la tradizione si stia cimentando il trio 'elastico': il ruolo ritmico-armonico del contrabbasso è sostituito dalla pedaliera dell'Hammond e dalle sonorità cupe e profonde di un vecchio sintetizzatore monofonico, mentre alle tastiere elettroniche è affidato il compito di punteggiare i brani con accordi spigolosi e fulminei, in perenne contrappunto con la pulsazione ritmica minimalista ma assolutamente efficace di Ballard. I temi stessi, dovuti alla penna di Redman, sono complessi veloci ed intricati e testimoniano di un pensiero compositivo tormentato, sempre orientato verso nuove soluzioni melodiche.

Di grande interesse il lavoro di rifinitura timbrica: il suono del sassofono di Redman è sottoposto a drastiche trasformazioni elettroniche. Duplicati, campionati, distorti, armonizzati a più voci, il suo tenore e il soprano esplorano le più varie colorazioni elettroniche per amalgamarsi alle tastiere che Yahel, dal canto suo, strapazza da maestro recuperando i colori 'old fashioned' dell' Hammond di Jimmy Smith o la voce struggente del sinth di Zawinul. Tutto però avviene per un preciso disegno compositivo e creativo, senza alcuna concessione all'effettistica pura e al 'glamour' di certe facili rivisitazioni acid jazz. Anzi. Il progetto musicale del trio 'elastico' è estremamente rigoroso e serio, a tratti persino cerebrale. Ma se è vero, come qualcuno afferma, che il vero jazz impone ai propri interpreti l'obbligo morale di rinnovare costantemente il lessico musicale e di superare i limiti imposti dalla tradizione, il concerto di Joshua Redman rappresenta uno degli esempi più belli di nuovo jazz ascoltati alle nostre latitudini negli ultimi anni.

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