Svizzera, scenari da brivido

La crisi dell´euro e le ripercussioni sulla Svizzera. Intervista al giornalista economico del Tages Anzeiger Stefan Mayer
ZURIGO - La Svizzera è un paese tradizionalmente votato all'esportazione. Un paese piccolo, ma molto produttivo. Lo confermano i dati dell'esportazione inerenti allo scorso anno. Nel 2011 sono ammontate a 197,6 miliardi. La crescita è stata del 2,1% rispetto al 2010, nonostante il franco forte e i venti di crisi che spirano dall'Unione.
Unione Europea che vede la Germania primeggiare nell'export. Per capire le conseguenze della crisi dell'euro sulla Svizzera e le similitudini esistenti tra i due paesi, abbiamo interpellato Robert Mayer, giornalista economico del Tages Anzeiger.
Signor Mayer la Svizzera, nonostante il franco forte, ha visto aumentare le sue esportazioni anche nel 2011. Nel 2012 cosa si prevede per l'export svizzero? Quanto è pericolosa per l'economia svizzera la crisi dell'euro? La Svizzera deve temere contraccolpi o, è per cosi dire, un'isola capace di esportare anche al di fuori dell'Unione Europea e quindi controbilanciare la diminuzione della richiesta dai paesi europei in crisi?
"La Svizzera non è un'isola. Le previsioni congiunturali non promettono nulla di buono. Per la prima metà del 2012 è previsto un arresto congiunturale e le previsioni più pessimistiche parlano di una lieve recessione. La ragione principale è proprio da ricondurre alla forte diminuzione delle esportazioni. Si stima quindi un arresto della crescita in Svizzera. Le speranze di un miglioramento nel terzo quadrimestre sono legate alla zona euro, dove si dovrebbe assistere a una ripresa. Ma qualora questa non avverrà, per la Svizzera sarà un 2012 molto difficile".
La Svizzera è quindi legata al destino dell'Unione Europea?
"Sì, inevitabilmente".
Flassbeck dice che la crisi non è dovuta al debito, ma alle conseguenze dei disequilibri tra i paesi della zona euro. E' d'accordo su quello che dice l'economista dell'Onu a Ginevra?
"Sì, anche se non sempre condivido le sue posizioni, su questo punto ha ragione. Sarebbe riduttivo affrontare l'intero problema esistente nella zona euro, concentrandosi soltanto sui debiti o sui deficit di bilancio dei paesi dell'Europa Meridionale. Il problema vero è che sono innanzitutto i paesi dell'Europa meridionale a dover affrontare e adottare rimedi contro la loro debolezza concorrenziale e la bassa produttività. Due fattori che rendono più difficili le possibilità di tornare a crescere e che hanno come conseguenza una bassa capacità nell'esportazione e la creazione di deficit nella bilancia commerciale. La combinazione di questi fattori crea una sempre maggiore dipendenza dai finanziatori esteri. Il rischio è che prima o poi arriverà il momento in cui i finanziatori non vorranno più concedere crediti, perché non vedono più un futuro nella capacità di questi paesi di restituire quanto prestato”.
E quindi il pericolo è che anche la Germania potrebbe essere trascinata nel vortice della crisi, in quanto, non potrebbe più esportare i suoi prodotti nei paesi dell'UE in difficoltà...
"Sì, anche se bisogna dire che la Germania, analogamente alla Svizzera, è riuscita, negli scorsi anni, a creare e potenziare nuovi canali d'esportazione verso l'Europa Orientale e l'Asia. Ha cercato e trovato nuovi sbocchi di mercato, al di fuori dell'Europa. In tutti i casi, per la Germania, così come per la Svizzera, il mercato principale resta la zona euro. E se la zona euro va male, le conseguenze si ripercuotono anche in Germania e in Svizzera".
Flassbeck è dell'idea che in Germania i salari dovrebbero aumentare del 2% all'anno in più rispetto ai paesi indebitati, cosicché in 10 anni, si ponesse fine ai disequilibri. In altre parole: se i tedeschi hanno più soldi a disposizione, possono comprare più prodotti locali e quindi rafforzare la domanda interna e d'importazione.
"Sì. Io credo che la Germania non dovrebbe puntare soltanto sull'export per alimentare la sua crescita economica. Il problema principale è un altro. I paesi dell'Europa meridionale devono agire affinché vengano migliorate le loro capacità concorrenziali nei mercati internazionali”.
In che modo? Attraverso riforme analoghe a quelle che la Germania aveva già introdotto già anni addietro...
Sì, proprio quelle. E' questo il punto decisivo. Con l'Agenda 2010, che introdusse l’ex cancelliere Gerhard Schröder, la Germania è riuscita a fare il salto di qualità decisivo. E questo esempio devono seguirlo i paesi del sud Europa. Riforma che non ha nulla a che fare con misure di risparmio, bensì con l'apertura dei mercati, che finora sono rimasti chiusi. Agire sulle corporazioni, come per esempio sta facendo l'Italia, dove per un avvocato è molto difficile aprire un proprio studio legale".
Il problema è che a pagare, in Germania, sono molti lavoratori, che si sono visti decurtare le loro paghe e peggiorare le loro condizioni di lavoro...
"Sì, ma non bisogna scordare la riunificazione tedesca. La Germania si è ritrovata un'ampia regione in cui le condizioni salariali e di benessere erano molto più basse rispetto alla Germania Occidentale. E tutto ciò ha provocato un abbassamento delle condizioni generali economiche e sociali di tutta la Germania. E per gli altri paesi questo ha provocato non pochi problemi, perché la Germania è diventata improvvisamente concorrenziale".
Perché ora la Germania è capace di prodotti qualitativamente eccellenti e all'avanguardia a prezzi relativamente bassi...
"Sì, anche perché la crescita dei salari dei lavoratori tedeschi è stata molto contenuta negli ultimi anni".
A proposito di salari. In Svizzera si parla di salario minimo. La domanda cruciale è se un aumento generale della massa salariale dovuta a un'introduzione dei salari minimi potrà rappresentare un volano per la crescita economica svizzera...
“La grande differenza tra Germania e Svizzera è la sua moneta e il cambio della sua valuta. La Germania gode della debolezza dell'euro, mentre, contrariamente, la Svizzera soffre proprio a causa della sua moneta forte. Se poi, in Svizzera, venisse introdotto un salario minimo, questo significherebbe diventare ancora più cara. E questo rappresenterebbe un problema non di poco conto per l'export. I prodotti svizzeri diventerebbero ancora più cari e quindi più difficili da esportare. La Germania potrebbe sì permettersi un aumento dei salari, ma in Svizzera, con il franco forte, no.






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